nuotatore

Mi è sempre piaciuto nuotare, fin da ragazzina. Mi piace la sensazione di essere immersa in quel liquido azzurro, che mi avvolge totalmente e che mi sostiene, mi accarezza, mi rende leggera e agile come un tempo. Mentre avanzo vasca dopo vasca ascolto il mio respiro sincrono alle bracciate e mi sembra un mantra, una meditazione liquida, i pensieri concentrati in quel respiro, dentro-fuori, dentro-fuori. Sento il mio corpo, muscolo dopo muscolo, e insisto lì dove fa male, lì dove sento che non funziona più come prima, e mi accorgo che piano piano la tensione si scioglie, le braccia si allungano, le gambe hanno falcate più potenti, la schiena si rilassa. Tutto il mio corpo si adatta e io mi sento bene, veramente bene e felice, rilassata, e vorrei continuare a nuotare all’infinito, verso quell’orizzonte che non posso raggiungere mai.

Purtroppo devo fare i conti non solo con i muri della piscina, che prima o poi mi ributtano indietro dall’altro lato, ma anche con i numerosi altri “nuotatori” che la frequentano. Vado al mattino prima possibile, compatibilmente con il mio bisogno di dormire, e chi mi conosce sa che al mattino è infinito…e raramente prendo impegni prima delle 9. Ma pur arrivando presto la piscina è già ben frequentata. C’è la solita coppia di “vecchietti”, marito e moglie, che nuotano – si fa per dire – affiancati, chiacchierando, e non tengono conto del fatto che da soli occupano mezza corsia. Che pure è la più grande, quelle più strette riservate ai “veri” nuotatori, quelli che filano come razzi a bracciate a crowl, talvolta muniti di pinne e strani aggeggi che li fanno andare ancora più veloci. Altre corsie sono riservate ai bambini che in questo periodo frequentano i corsi di nuoto. Quindi a noi “vecchietti” è riservata quella più grande, ma ci si trova di tutto.
C’è la signora che si presenta fedele ogni mattina, e la senti chiacchierare già dal suo ingresso, continuando poi imperterrita anche in acqua. Passeggia – perché questo è il suo nuotare – accanto al bordo, non perché abbia paura, ma per poter parlare con il bagnino che sul bordo della piscina l’accompagna avanti e indietro, ascoltandola. Ascoltandola? Me lo chiedo, se veramente l’ascolta, o se finge solamente, per ammazzare la noia del suo tempo. Lei ha la voce così alta che malgrado la cuffia che mi tappa le orecchie quando alzo la testa per respirare la sento.
Viene con il marito, anche lei, ma lui se ne sta per i fatti suoi, felice forse di poter – per poco tempo – starsene in pace senza quella “radiolina” nelle orecchie.
Poi c’è la “signora-bene”, che entra in acqua tutta pettinata, con gli occhiali da sole, che nuota bene ma non abbassa la testa per non bagnarsi, e che si lamenta di questo e di quello, ritenendosi sola padrona della piscina comunale.
C’è la signora 83enne che arriva con la tutina da sub e che dopo le sue sacrosante vasche si ferma sul bordo a fare streching per una buona mezzora. Ammirevole, non c’è che dire!
C’è il vecchietto che nuota a crowl incurante di chi gli viene incontro, e mena bracciate a destra e manca colpendo il malcapitato di turno che non si è spostato per tempo.

Insomma, c’è tutto un mondo lì in quella piscina, e dopo un po’ di giorni regolari inizi a riconoscerli tutti. E tu sei fra questi, vecchietta pure tu, non ti credere!

 

 

 

 

 

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