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Lei sorrideva felice ad occhi chiusi, immaginando il futuro che l’attendeva, paga di tanta felicità; lui guardava avanti verso quel futuro che intendeva scalare per raggiungere la meta che si era prefisso. Erano entrambi giovanissimi per lo standard di oggi, 22 anni lei, 23 anni lui. Due bambini.
Si erano incontrati solo un anno prima, ma tanto era bastato – o così sembrava loro – per conoscersi e amarsi, decidendo di voler condividere il resto della vita insieme.
Lei sognava da sempre una casa tutta sua, dove sentirsi regina e padrona del suo mondo; dove crescere tanti bambini, dove sentirsi chiamare “mamma” e avere qualcosa di suo, assolutamente suo, che nessuno le avrebbe mai potuto togliere.
Lui sognava di diventare ricco. Aveva quella sola ambizione, avere tanti soldi e poter soddisfare tutti i propri desideri: vacanze da sogno, automobili da sogno, una casa da sogno, bei vestiti, orologi e gioielli, il lusso insomma.
Avrebbero dovuto capire subito che i loro reciproci sogni erano incompatibili.

Lei pensava che lui fosse il suo “principe azzurro”, che l’avrebbe salvata da una famiglia che non la comprendeva portandola via con il suo cavallo bianco, nel suo castello fatato, dove l’avrebbe amata per tutta la vita.
Lui pensava che lei fosse la sua bella principessa, salvata dalle grinfie del cattivo drago, e che in forza del suo salvataggio lei l’avrebbe amato e adorato, servito e obbedito per sempre.
La amò, questo sì, ma la rinchiuse nel suo castello dorato, lasciandola sola mentre lui usciva a combattere draghi e orchi nel mondo là fuori. Quando tornava a casa, stanco dalle battaglie sostenute, voleva starsene tranquillo senza sentire i bambini gridare e giocare, senza trovare giocattoli in giro, in un castello ordinato e perfetto. Quando si annoiava per mancanza di draghi e orchi, si divertiva ad allenarsi con gli amici tirando di spada, lanciando frecce ai bersagli nel cortile, organizzando corse a cavallo.

Lei si ritrovò sempre sola, ad accudire i suoi bellissimi bambini, che lui amava – questo sì – ma che non dovevano impedirgli di continuare a fare quello che gli piaceva fare: combattere orchi e draghi per riempire le casse del tesoro. Così lei si sentiva sempre più sola, e diventò molto, molto triste.
Tentò allora di uscire un po’ dal castello, trovò altre principesse tristi che come lei si annoiavano rinchiuse nelle loro stanze nei loro castelli, e combinarono per vedersi e scambiarsi chiacchiere e consigli. Cercò anche qualcosa da fare che non fosse solo ricamare, suonare liuti e accudire ai bambini, e iniziò a dipingere. Scoprì dentro di sè la passione per l’arte, e vi si dedicò. Dovette lottare per ricavarsi il suo spazio in quel mondo così organizzato, dove al centro di tutto c’era il suo Principe, che non capiva il suo bisogno di realizzarsi come donna.
Così piano piano l’amore fra i due finì. Lui continuò a fare soldi, combattendo draghi e orchi, e giocando alla guerra con i suoi amici. Lei se ne andò a dipingere altrove, lasciando per sempre il suo bellissimo ma opprimente castello.

Peccato, era una bella favola, ma appunto non era realtà.

 

 

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